Abbiamo bisogno di una grande conferenza con i parlamenti nazionali per un nuovo parlamentarismo europeo 
 

Discorso del Presidente del Parlamento europeo all’Innovation Day del Parlamento europeo

Grazie al Segretario Generale,

Grazie a tutti voi per essere qui,

Sono lieto di avere l'opportunità di rivolgermi al personale in questo importante evento.

Ci avviamo verso i due anni dall’inizio della pandemia e finalmente riusciamo a vedere qualche segnale positivo che ci fa sperare nel ritorno verso la normalità. Certo ancora non possiamo dire che il pericolo è passato soprattutto a causa delle incertezze causate dalle varianti del virus.

Rispetto ad un anno fa però abbiamo i vaccini che ci danno fiducia e la sensazione di essere vicini alla fine della crisi sanitaria. A questo proposito volevo sottolineare come la campagna vaccinale che abbiamo messo in atto al Parlamento sia stata un successo e gli obiettivi che ci eravamo posti siano stati gradualmente raggiunti tanto che, utilizzando tutta la cautela del caso, speriamo di poter riprendere da settembre molte delle attività che abbiamo sospeso.

L’attività legislativa non l’abbiamo mai sospesa, nonostante le condizioni molto complicate abbiamo continuato a riunirci, a votare, a far funzionare l’istituzione. Certo non è stato facile, c’è voluto un grande sforzo da parte dei deputati e dell’amministrazione. Per questo ancora una volta vi ringrazio.

Dobbiamo però riprendere alcune attività e funzionalità che permettono al Parlamento di esprimere a pieno le sue prerogative: le missioni delle commissioni, le delegazioni interparlamentari, le missioni di osservazione elettorale e supporto alla democrazia sono un esempio.

Dobbiamo riaprire le nostre porte ai cittadini come siamo stati sempre abituati a fare prima del Covid, riaccoglierli nella nostra istituzione in persona o dare loro la possibilità di farci visita utilizzando nuovi mezzi tecnologici.

Siamo tornati a Strasburgo in un formato un po’ ridotto, ma dobbiamo al più presto avere delle sessioni che comprendano tutte le attività parlamentari.

I primi passi, insomma, verso la normalità o piuttosto la nuova normalità.

La crisi sanitaria ha cambiato completamente il nostro modo di vivere e ha rappresentato una sfida senza precedenti per tutti noi, ma è stata anche un'opportunità per riconoscere i rischi strutturali che l'UE deve affrontare.

Il lavoro di questo Parlamento è il miglior modo di promuovere la democrazia, il multilateralismo, la cooperazione. Sono valori questi che non possiamo dare per scontati in nessun momento, tantomeno durante una crisi sanitaria mondiale che sta generando una crisi economica senza precedenti. In questo contesto le sirene dell’autoritarismo potevano essere una dolce tentazione. I cittadini in difficoltà potevano essere indotti a sacrificare quote di libertà e diritti alla ricerca di un rimedio veloce ma spesso inefficace per problemi complessi. Il populismo poteva trovare terreno fertile nella paura e portare alla ricerca di soluzioni egoistiche e di corto respiro al posto di cooperazione e soluzioni condivise.

Il rischio era molto alto, ma rimanendo attivi e operativi abbiamo mandato un messaggio forte e chiaro: noi non abdichiamo al nostro ruolo di legislatori, noi continuiamo ad esercitare le nostre prerogative ed il controllo democratico sia in tempi prosperi che in tempi di crisi. Badate bene, facendo questo non abbiamo difeso solo le nostre posizioni, ma abbiamo piuttosto difeso il parlamentarismo stesso diventando un punto di riferimento per tutti i parlamenti del mondo, dando l’esempio. E questo ci è stato riconosciuto.

La risposta dell’UE alla crisi a mio avviso è stata pronta, decisa, efficace. Una risposta basata sulla solidarietà e sulla cooperazione, fissando obiettivi comuni e mettendo in comune risorse. Il risultato è stata la convinzione che solo un’Europa con più poteri può far fronte alle sfide globali superando gli egoismi nazionali.

Il ruolo del parlamento in tutto ciò è stato decisivo, soprattutto nel fornire gli strumenti necessari alla lettura della contemporaneità che ha permesso di superare veti, linee rosse e vecchie posizioni ideologiche. Pensiamo alla sospensione del patto di stabilità, all’emissione di debito comune, proposte che certo per il parlamento non sono nuove, idee che noi promuoviamo e sosteniamo da anni per stimolare sviluppo e crescita, e che all’improvviso hanno smesso di essere un tabú. Le soluzioni erano in parte già li ed una corretta lettura della contemporaneità ci ha dato il coraggio e la forza di utilizzarle.

Abbiamo però anche imparato che la democrazia basata sul ruolo centrale del parlamento è un sistema molto fragile che diventa forte e robusto solo se riesce a stare al passo con i tempi ed autotrasformarsi. La pandemia è stata la minaccia che non ci aspettavamo, ma i pericoli e le trappole che ci tende la modernità sono molteplici: le disuguaglianze economiche e sociali causate dalla globalizzazione e dal cambiamento climatico; l’impatto delle nuove tecnologie dell’informazione e delle biotecnologie sulla struttura stessa del tessuto sociale ed economico; i fenomeni migratori; attacchi informatici sempre più frequenti ed aggressivi. Non possiamo pensare di affrontare nuove sfide con strumenti del passato, perché le nostre risposte saranno sempre parziali ed inadeguate. Dobbiamo piuttosto ripensare a noi stessi, alla struttura del parlamentarismo, al ruolo dei parlamenti, a come può essere riformato per mantenere forza e centralità.

A questo proposito io credo che il Parlamento europeo debba ancora una volta prendere la leadership e farsi promotore di una grande conferenza con i nostri parlamenti nazionali dalla quale dovrà uscire una carta del nuovo parlamentarismo europeo. Solo adattando le nostre risposte ai tempi che viviamo saremo in grado di dare ai cittadini le risposte che si aspettano da noi ed essere pronti a rispondere alla richiesta di dare più poteri all’Unione Europea ed al Parlamento.

In un mondo dove le informazioni girano ad una velocità vertiginosa e i temi che compongono l’agenda politica sono in continua evoluzione l’Unione europea non può permettersi di prendere un anno e mezzo di tempo per licenziare un provvedimento legislativo. Diventiamo inefficaci ed anacronistici, così come è anacronistico il diritto di veto al Consiglio. Il nostro obiettivo deve essere di accorciare i tempi delle decisioni facendo allo stesso tempo valere le nostre prerogative ed il nostro ruolo.

La Conferenza sul futuro dell’Europa, ha iniziato i suoi lavori da poco, anche questo lasciatemelo dire grazie al grande impulso ed impegno profuso dal Parlamento. Io mi auguro che in quell’ ambito ci sia lo spazio per ripensare al funzionamento dell’architettura istituzionale dell’UE ed alle sue procedure, non solo per essere al passo con i tempi ma per anticiparli e immaginare come sarà il mondo di domani e come noi potremo avere un impatto su di esso.

Ma prima di tutto cominciamo a riflettere su noi stessi, su come abbiamo affrontato questa la pandemia e come ci ha cambiati.

Abbiamo dovuto rispondere rapidamente ed efficacemente alla crisi, affrontando le questioni sanitarie ed economiche immediate, ma abbiamo anche dovuto prendere importanti decisioni con conseguenze a lungo termine. 

Ma sarà possibile riprendere da dove avevamo lasciato prima della pandemia? La risposta a questa domanda non è, e non deve essere banale.

La risposta più ovvia è no, non dobbiamo semplicemente riavvolgere il nastro, ma fare tesoro degli errori del passato e prepararci per il futuro. Chi potrebbe mai porre obiezioni ad un’affermazione tanto condivisibile.

Per far sì che questa non rimanga solo una dichiarazione retorica ma diventi un proposito concreto, serve un’analisi seria, approfondita, senza tabú di ciò che abbiamo fatto, delle soluzioni che abbiamo trovato, dei metodi che abbiamo utilizzato e di come porre tutto questo nell’ottica della funzionalità di un parlamento che aspira ad avere un ruolo maggiore, non minore; che aspira ad avere più poteri non meno poteri, che vuole essere al centro del sistema democratico, non essere marginale.

Quando ragioniamo su come dovrà lavorare il parlamento del futuro, non si tratta di fare discussioni sterili: partecipazione a distanza? Sì, no, forse... a chi piace, a chi non piace... Se partiamo con quest’idea abbiamo già perso.

Noi dobbiamo avere un progetto politico che è mettere il parlamento al centro dell’architettura istituzionale, incrementare il nostro peso, far valere le nostre prerogative per fare del Parlamento europeo un pilastro dell’azione politica dell’Unione.

La nostra organizzazione interna, le nostre procedure e metodi di lavoro sono fondamentali per raggiungere questi obiettivi, ma non capovolgiamo la prospettiva: il metodo di lavoro è un mezzo per raggiungere un fine, ma non è di per sé il fine.

Con questo spirito, con questo progetto politico come obiettivo ben fisso nella nostra testa noi dobbiamo valutare nuovi mezzi, nuovi metodi e nuove tecnologie per il lavoro.

Dobbiamo partire da una constatazione quasi ovvia, ma che è sempre bene ricordare e riaffermare: il Parlamento europeo è un unicum nel quadro istituzionale europeo, un’assemblea multilaterale con 705 deputati che devono essere messi nelle condizioni di poter esprimere le loro prerogative legislative nel miglior modo possibile. I servizi del Parlamento e la sua amministrazione hanno questa missione.

Per questo io non amo molto i parallelismi con i metodi organizzativi e le misure prese da altre istituzioni. Queste, per quanto efficaci altrove, non si adattano necessariamente alla nostra struttura, ai nostri obiettivi, alla nostra missione.

Teniamolo a mente ad esempio parlando di telelavoro, che è stato uno degli strumenti che ci ha permesso di attraversare le circostanze straordinarie della pandemia e rimanere operativi.

Tuttavia in quella che sarà la cosiddetta nuova normalità, bisognerà trovare il giusto equilibrio per tenere insieme le esigenze del personale e la funzionalità dell’istituzione. Quest’ultima deve essere un impegno per ogni funzionario del parlamento e per ogni deputato. Come Presidente è una missione. Io sono disposto a fare tutto il possibile all’interno delle regole per favorire questo equilibrio nella vita dei lavoratori, ma allo stesso tempo i lavoratori devono sentire forte la loro responsabilità nei confronti di questa istituzione e del suo corretto funzionamento.

So che una riflessione su quello che sarà la nuova normalità è già in atto al livello dell’amministrazione.

Da parte mia ho voluto lanciare un’iniziativa che sta coinvolgendo i deputati. Una riflessione sul parlamento del dopo Covid, partendo dall’esperienza che abbiamo fatto in questo anno e mezzo di lavoro anomalo, utilizzando mezzi e metodi diversi.

Un processo che è in corso e che a breve fornirà delle raccomandazioni su cinque grandi aree che abbiamo chiamato Focus, sulle quali dobbiamo concentrarci per raggiungere l’obiettivo di cui vi parlavo in precedenza: dare forza e peso all’azione del parlamento.

Dobbiamo ripensare al modo in cui viene condotta la nostra plenaria per avere un dibattito vero, vivo, un’interlocuzione attiva e diretta con Consiglio e Commissione, con un’agenda che rappresenti l’attualità del momento politico. La plenaria è il momento in cui siamo finalizziamo il nostro lavoro, ci esprimiamo come assemblea legislativa e siamo più visibili. Di questo si occupa il Focus Group 1.

Dobbiamo rafforzare le nostre prerogative parlamentari, il nostro potere di controllo democratico e di scrutinio vis à vis alle altre istituzioni, far valere il nostro ruolo come autorità di bilancio e di co-legislatori con lo scopo di dare al parlamento un ruolo centrale nell’architettura istituzionale. Ne sta discutendo il Focus Group 2.

Ripensare al modo in cui ci rivolgiamo all’esterno, nelle relazioni con i nostri interlocutori internazionali per avere un maggiore impatto sulla scena mondiale e fare in modo che la nostra voce sia un punto di rifermento per l’Unione ed i nostri partner. Se ne parla nel Focus Group 3.

Comunicare il lavoro del parlamento e rafforzare il nostro legame con i cittadini in un’era in cui i mezzi di comunicazione sono in continua evoluzione. Questa è una grande sfida che è al centro del dibattito nel Focus Group 4.

Come ripensare l’organizzazione interna del parlamento, gli strumenti utilizzati nell’emergenza possono tornarci utili per rafforzare il ruolo del parlamento anche nel futuro? Questa è la domanda al centro del dibattito nel Focus Group 5.

Il lavoro dei Focus Group finirà a metà luglio quando riceverò su ogni area tematica delle raccomandazioni che porterò agli organi decisionali del parlamento che ne discuteranno ognuno a secondo delle competenze loro attribuite dal regolamento.

Permettetemi di ringraziare tutte le direzioni generali del parlamento che hanno supportato ed arricchito questo percorso, con la loro esperienza, la loro professionalità ed il loro contributo di idee e proposte.

Voglio concludere con un’ultima considerazione. Abbiamo fatto tanto in questi due anni, lavorato senza sosta fianco a fianco e ottenuto risultati incredibili: Brexit, Green deal, crisi migratoria, trasformazione digitale, protezione dei dati, difesa dello Stato di diritto, del modello sociale europeo, lotta agli effetti della pandemia, alla disinformazione, recovery fund e potrei continuare a lungo. Abbiamo fatto tanto eppure le problematiche, le stesse di ieri, sono tutte ancora là oggi a richiedere la nostra attenzione. Le sfide di ieri si evolvono e nuove se ne aggiungeranno domani, le soluzioni sono temporanee ed il nostro intervento deve essere preciso, tempestivo, continuo. Noi dobbiamo essere instancabili, per difendere la democrazia ed i nostri valori non possiamo permetterci pause, dobbiamo creare quindi le condizioni strutturali ed organizzative per permettere al parlamento di poter agire rapidamente, efficacemente ed instancabilmente.

Farò quindi affidamento su di voi, sulla professionalità e sulla capacità di resilienza che tutti voi avete dimostrato finora. Con questo vi ringrazio ancora una volta e non vedo l'ora di continuare a lavorare insieme per garantire un futuro migliore all’Europa ed ai nostri cittadini.