Sassoli: Molto deluso dalle conclusioni del Consiglio Affari interni di ieri 
 

Discorso del Presidente Sassoli al Forum strategico di Bled

Signor Primo Ministro, la ringrazio per il suo invito a questo Forum strategico e per l'opportunità di discutere oggi del futuro dell’Europa insieme a voi, rappresentanti di governi e istituzioni.

Questo gesto testimonia l'importanza che voi attribuite al Parlamento europeo come istituzione chiave della nostra democrazia europea e come voce dei nostri cittadini.

Mentre discutiamo del futuro dell'Europa vorrei riaffermare il ruolo centrale dei cittadini europei e della democrazia parlamentare in particolare in questa fase, in cui l’Unione europea deve affrontare grandi sfide.

Non dobbiamo mai considerare il mandato che ci hanno conferito i cittadini con il loro voto come un dato acquisito o come una carta bianca, ma piuttosto come un mandato solenne a riaffermare quotidianamente i valori universali ed europei ai quali le nostre costituzioni e i nostri trattati ci richiamano.

A questo proposito, vorrei condividere con voi i risultati dell'ultimo Eurobarometro del Parlamento europeo di agosto, che mostra l'importanza cruciale che i cittadini europei attribuiscono al rispetto dello stato di diritto: l'81% degli europei crede che l'UE dovrebbe concedere fondi solo agli Stati membri che rispettano lo stato di diritto, compreso il 72% dei cittadini polacchi. Questo tema, insieme alla democrazia, è la priorità assoluta per ungheresi e polacchi. E l'85% degli europei crede che il rispetto dei nostri valori di democrazia, diritti umani e stato di diritto dovrebbe essere una priorità anche nella nostra politica estera.

Questi valori di democrazia, stato di diritto, libertà, uguaglianza, rispetto della dignità umana e dei diritti umani non sono che parole vuote se non si traducono in azioni quotidiane. E la democrazia è solo un concetto teorico se non porta benefici tangibili ai nostri cittadini, soluzioni alle sfide che affrontano, se non crea le condizioni che permettono loro di godere delle loro libertà, dei loro diritti fondamentali, di una maggiore uguaglianza e dignità.

La questione del nostro futuro comune è fondamentale e più che mai urgente oggi, e sono lieto che il Parlamento europeo l'abbia portata al centro dei dibattiti dei nostri governi, in particolare attraverso la Conferenza sul futuro dell'Europa, che abbiamo così ardentemente richiesto.

La pandemia Covid 19, che ha sconvolto la nostra vita quotidiana, le nostre società e le nostre comunità, ci impone una riflessione strategica a lungo termine e ci costringe a ripensare le relazioni tra istituzioni, cittadini e territori.

Questa crisi ha reso consapevoli delle nostre debolezze e inefficienze, sia a livello nazionale che europeo, ma anche della profondità della nostra interdipendenza. E, se la crisi ha scosso le nostre società e gli equilibri che esistevano prima, ci ha anche spinto nelle avversità a nuove e più profonde forme di cooperazione, a una solidarietà europea senza precedenti e a rinnovare gli strumenti a nostra disposizione.

Ora dobbiamo portare lo stesso livello di ambizione che ha segnato il varo del Piano europeo di ripresa e resilienza anche in altri decisivi settori in cui l'azione europea e la solidarietà europea sono urgenti e necessarie. È il caso, ad esempio, della politica sanitaria. Questo mi sembra chiaro, soprattutto nel campo della salute.

Ecco perché questo Forum è un'eccellente opportunità per discutere le ambizioni, gli obiettivi comuni e lo scopo che vogliamo per la nostra Unione europea, il che ci porta inevitabilmente ad affrontare la questione della sua efficacia e dei mezzi che dobbiamo fornire per affrontare le sfide future.

Sono infatti convinto che dobbiamo rafforzare la nostra coesione socio-economica, sociale e democratica se vogliamo che l'Europa continui a riaffermare nel mondo i valori civici e democratici che fanno parte della nostra stessa identità. Per essere credibili agli occhi dei nostri cittadini e agli occhi del mondo, dobbiamo anche guardare a noi stessi e affermare questo ideale e questi valori nelle nostre azioni quotidiane.  

E uno di questi valori fondamentali è la solidarietà, un obiettivo sancito dai nostri Trattati fondativi. Solidarietà quando prendiamo prestiti comuni, solidarietà di fronte alle minacce alle nostre frontiere, solidarietà di fronte alle nostre responsabilità e agli obblighi di protezione dei richiedenti asilo, solidarietà nella gestione comune dei flussi migratori. 

Siamo rimasti molto delusi dalle conclusioni del Consiglio Affari interni di ieri. Abbiamo visto Paesi fuori dall’Unione europea farsi avanti per offrire accoglienza ai richiedenti asilo afghani, ma non abbiamo visto un solo Paese membro fare altrettanto. Tutti hanno giustamente pensato ai propri collaboratori e alle loro famiglie, ma nessuno ha avuto il coraggio di offrire rifugio a coloro che sono ancora oggi in pericolo di vita. Non possiamo fare finta che la questione afghana non ci riguardi, perché’ abbiamo partecipato a quella missione condividendone gli obiettivi e le finalità. 

Una voce europea forte e comune sulla scena internazionale è più che mai necessaria. L'Europa deve prendere il suo posto, far sentire la sua voce, definire i propri interessi strategici anche nel quadro dell'Alleanza Transatlantica, per poter svolgere un’azione di stabilizzazione, di pace e di sviluppo insieme ai nostri partner in un quadro multilaterale.

E questo va di pari passo con la necessità di avanzare insieme verso una vera politica di sicurezza e di difesa comune, senza la quale rimarremo dipendenti dalla buona volontà delle grandi potenze e ci esporremo alle minacce dei regimi autoritari.

Per questo dobbiamo anche fare un passo avanti ambizioso e prendere in considerazione il voto a maggioranza qualificata nel Consiglio ogni volta che sia possibile, per garantire la rapidità e l'efficacia della nostra azione esterna comune.

Inoltre, una vera Europa geopolitica dovrebbe iniziare alle nostre frontiere, con i nostri partner, con i nostri amici più vicini. Penso in particolare ai paesi dei Balcani occidentali, verso i quali abbiamo una responsabilità storica. Da Tirana a Belgrado, da Skopje a Sarajevo, da Pristina a Podgorica, i paesi dei Balcani occidentali fanno parte della nostra storia. Condividiamo una comune identità europea.

Per questo dobbiamo essere pronti a impegnarci nel processo di adesione con ognuno di questi paesi, secondo i loro progressi e le loro ambizioni. Qualsiasi ritardo ed esitazione rischia di fare il gioco di altre potenze. Avere un continente stabile, pacifico, democratico e prospero porterebbe immensi benefici a tutti i cittadini europei. È giunto il momento di iniettare nuova energia nel processo di allargamento verso i Balcani occidentali.

Sono convinto che la presidenza slovena sarà una voce importante nel portare avanti la questione nei prossimi mesi.

Spero che questo Forum Strategico di Bled darà un contributo sostanziale alla nostra riflessione sul futuro comune della nostra Unione Europea, e che alimenterà anche i dibattiti della Conferenza sul futuro dell'Europa. Ma alla fine di questa giornata o della Conferenza, spero soprattutto che tradurremo le nostre idee e promesse in azioni e riforme perché questo è l'unico terreno su cui noi saremo giudicati dai nostri cittadini e dalla storia.